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Chi tutela il cittadino-consumatore?
La proposta della costituzione di una Confederazione dei cittadini-Consumatori.
Le moderne democrazie risultano, di fatto, assai imperfette. Spesso l’azione politica, ispirata a sommi ideali di eguaglianza e socialità, deve nel concreto mediarsi con interessi personali, pressioni di categoria e finanche influenze criminali: nel travagliato percorso dall’ideale al reale, l’essenza che aveva ispirato l’azione viene spesso trasfigurata: tutele diritti ne risultano compressi e limitati.
Le Associazioni dei consumatori, nascenti protagonisti di una democrazia avanzata, crescono e si sviluppano dai diritti calpestati: la base di sostegno risulta tanto più forte e attiva quanto maggiore è la ferita inferta nella sensibilità, orgoglio e consapevolezza della propria sfera dei diritti.
In una prima fase evolutiva del processo di emancipazione delle forme associative che spontaneamente sorgono a presidio dei diritti sulle tematiche più avvertite, l’intervento è successivo, a ferita aperta, quando gli equilibri politici hanno prodotto l’azione, sia essa un intervento economico o un provvedimento normativo, che impatta sulla realtà sociale modificando o alterando l’assetto dei rapporti e la sfera individuale dei diritti e doveri di ciascun cittadino.
L’intervento delle Associazioni assume la veste di protesta, di reazione e manifestazione di un disagio, con un dispiego di azioni e coinvolgimenti dei consumatori, tanto più intensi e diffusi quanto maggiore e pervicace è la comune e solidale resistenza e difesa delle parti che hanno contribuito a determinare il nuovo equilibrio.
In una fase più evoluta di emancipazione le Associazioni dei consumatori devono coagulare una forza sinergica di unione e concentrazione che, in maniera meno eclatante e visibile, ma più incidente e penetrante, entri nel gioco di equilibri e mediazioni che precedono l’azione politica.
Uno stadio adulto delle Associazioni dei consumatori non può non esprimere una rappresentanza centrale, dotata dell’expertice, professionalità e prestigio necessari ad un confronto e dialogo con i diversi potentati che intervengono nell’azione politica. In tal modo, in un’ottica di prevenzione si tutela il consumatore in maniera più efficiente ed incidente spostando il confronto dalle piazze e dai salotti ai tavoli di concertazione. L’azione diviene meno visibile, meno di protesta e di maggiore influenza decisionale, con un’economia di disagio, più consona ad una moderna democrazia.
Allo stato attuale le Associazioni dei consumatori non hanno una sufficiente coesione e forza “politica” per intervenire durante il processo di definizione dei provvedimenti normativi con le azioni appropriate.
E’ assai diffusa la prassi, adottata da Enti pubblici ed Amministrativi, che – prima di adottare un regolamento o una disposizione attuativa di leggi e decreti delegati – sottopongano alle osservazioni degli operatori interessati progetti di regolamentazione per raccogliere critiche e suggerimenti. Tali documenti di consultazione vengono attentamente vagliati dalle organizzate associazioni imprenditoriali, le quali sistematicamente propongono il loro punto di vista, suggerendo modifiche ed integrazioni a tutela della categoria che rappresentano. Al contrario il Cittadino/ Consumatore, non avendo un’unica Associazione che lo rappresenti, è affidato alla sensibilità, professionalità e disponibilità delle numerose associazioni riconosciute che frequentemente non dispongono di strutture ed uffici studi idonei: la presenza di numerose associazioni, ciascuna impegnata su tutti i fronti del consumo e servizi, comporta una risposta in ordine sparso, con sovrapposizioni e scarso potere di incidere sui documenti di consultazione che verranno poi resi definitivi.
Le parti sociali consolidate in strutture organizzative efficienti (Confindustria, ABI, Confcommercio, …) per far in modo che le leggi minimizzino i danni e, se possibile, massimizzino i guadagni per i propri Associati, intervengono con pressanti azioni di lobbying “suggerendo” a parlamentari “amici” appropriati emendamenti.
La messa a punto di questi emendamenti si basa spesso su valutazioni preventive del possibile impatto economico dei provvedimenti in formazione sul settore da loro rappresentato e, in alcuni casi, anche sui singoli Associati.
Per essere accreditati presso i parlamentari/ministri, è necessario essere rappresentativi di settori importanti della società e dell’economia ed essersi conquistata nel tempo una credibilità che si basa sulla competenza delle proprie strutture.
Come ci si comporta in Europa?
La Commissione europea ha adottato “L’impact Assessment” per migliorare la qualità delle decisioni e semplificare il processo decisorio; le valutazioni preventive sono finalizzate non solo alla risoluzione dei problemi ma a valutare anche l’impatto sociale ed economico delle soluzioni. La valutazione preventiva è realizzata attraverso la consultazione di differenti stakeholder e il coordinamento dei differenti settori della Commissione .
Non risulta che il parlamento italiano nè tantomeno il Governo italiano, si siano dotati di uno strumento di lavoro, ormai diffuso a livello internazionale, e di una struttura che abbia il compito specifico di effettuare valutazioni d’impatto sociale, economico e ambientale.
Il problema per i cittadini-consumatori sorge nel momento in cui le Associazioni di categoria di alcuni settori economici – come per esempio quelle delle imprese e delle banche – effettuano valutazioni di impatto dei disegni/decreti legge ad esclusivo vantaggio dei lori Associati e riescono a condizionare, con appropriati emendamenti, le scelte legislative. In questo caso chi tutela il cittadino-consumatore?
Ma sarebbe sufficiente che il parlamento e il Governo si dotassero di un Board, sulla falsariga di quello della Commissione europea, che avesse il compito di valutare l’impatto delle norme su tutti gli stakeholder? Molto probabilmente non sarebbe sufficiente: i politici italiani non hanno interesse a opporre resistenza a certe pressioni. Il cittadino/ consumatore risulterebbe sempre perdente.
La vasta ricomposizione della redditività tra capitale e lavoro avvenuta in questi anni può essere spiegata in tal modo.
Cosa si potrebbe fare per iniziare a porre riparo a questa situazione?
Le Associazioni dei consumatori, a iniziare da quelle riconosciute a livello nazionale, - superando divisioni e gelosie - sono i soggetti che meglio di altri potrebbero dar vita a quella che chiameremmo “Confederazione dei Cittadini-Consumatori”. La Confederazione si dovrebbe dotare delle risorse tecniche e delle competenze per potersi accreditare come un soggetto in grado di “dire la sua”, di far sentire la propria voce, presso le sedi decisionali tutte le volte che sono in discussione nuove leggi o per far modificare normative particolarmente penalizzanti per il cittadino.
Al Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU), organo rappresentativo delle associazioni dei consumatori e degli utenti a livello nazionale , è stato assegnato dal legislatore il compito di contribuire al miglioramento e al rafforzamento della posizione del consumatore/utente nel mercato. Ma se il CNCU è abilitato a espletare tutte queste attività perché si sente la necessità di costruire un altro organismo come la Confederazione dei Cittadini-Consumatori?
Prima di tutto la Confederazione deve essere indipendente; sarebbe pensabile una Associazione di imprese o di banche presieduta da un Ministro?
La mission della Confederazione dovrebbe essere quella di tutelare i cittadini “preventivamente” cioè prima che le leggi vengano approvate; la sua credibilità o meglio la credibilità delle sue azioni di lobbying dovrebbe essere assicurata dai seri studi dell’impatto sui cittadini delle varie proposte legislative.
Pur nel rispetto di una libertà di associazione e pluralità di iniziative la presenza di forme rappresentative unitarie, nel rispetto di procedure democratiche di rappresentanza, nei principali settori che contraddistinguono il consumo ed il servizio, assicurerebbe la presenza di strutture unitarie più generali – in grado di dotarsi di strutture organizzative stabili e qualificate - con un potere di contrapposizione e di negoziazione più idoneo a bilanciare l’analogo potere di influenza espresso dalle grandi associazioni imprenditoriali.
Nei prossimi mesi è nostra intenzione proporre una serie di iniziative per aprire il dibattito su questo tema per arrivare a definire un percorso e una proposta concreta – statuto, organizzazione, costi, ….. - per arrivare alla costituzione della auspicata Confederazione.
La Talpa -
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