MCS DESNUDA
mercoledì 11 marzo 2009

la_maya.jpg

Roma 08/03/2009 - L'MCS DESNUDA(*) - Aspetti medico-legali dell'MCS dopo i recenti suicidi di due malati. Di seguito: a) Lettera aperta del Prof.Giuseppe Genovesi, psico neuro immuno endocrinologo, Università La Sapienza di Roma, presidente SOS UTENTI; b) Analisi giuridica dell'avv. Alessandro Peca, delegato SOS UTENTI per la tutela legale delle vittime ambientali.

E’ ORA CHE SI SAPPIA..…
Lettera aperta del Prof. Giuseppe Genovesi sulla Sensibilità Chimica Multipla, o MCS.

Al di là di come si voglia definirla, la “Sensibilità Chimica Multipla” è una patologia in evidente aumento, a causa delle condizioni ambientali progressivamente peggiorate negli ultimi 15 anni. Ma che cosa è?..... E’ una malattia che si manifesta con una progressiva intolleranza nei confronti di sostanze chimiche di varia origine, soprattutto se volatili, e tale intolleranza si esprime con una sintomatologia talmente multiforme ed aggressiva a carico praticamente di ogni organo e apparato a tal punto che il paziente, all’inizio incredulo e disorientato, viene  completamente sopraffatto dalla situazione. E’ qui  che inizia il pellegrinaggio da un medico all’altro. Dopo avere fatto effettuare al paziente un lungo percorso di analisi di routine spesso seguite da approfondimenti ed esami talvolta invasivi e costosi in termini sia economici che psicologici, già così provato e scioccato da quanto gli sta accadendo, trasformandogli il pellegrinaggio in calvario, il medico scambia la malattia per una nevrosi o peggio per una psicosi e invia il paziente da quello che ritiene lo specialista definitivo, lo psichiatra, o se ritiene di farne a meno  addirittura lui stesso gli  prescrive degli psicofarmaci SENZA CONOSCERE ALCUNCHE’ SULLA PATOLOGIA DI FRONTE ALLA QUALE SI TROVA. 
Così il malato si trova ad affrontare anche lo scetticismo dei parenti, che hanno ovviamente difficoltà a credere in quello che il paziente descrive, soprattutto dopo essersi sentiti dire dal medico: “BISOGNA CHE LO PORTIATE DALLO PSICHIATRA”. Ed è qui che il carico stress correlato, causa delle esacerbazioni della patologia stessa,  avvia il paziente verso acutizzazioni ed alterazioni del quadro che diviene via via sempre più grave, intricato ed apparentemente  inaffrontabile.
Studio questa malattia da alcuni anni e sono un medico specialista in endocrinologia, in psichiatria ed in immunologia, e, grazie anche alle ricerche svolte su questa patologia in questi anni, credo di aver raggiunto una competenza sufficiente per permettermi di fare una serie di considerazioni in merito. Purtroppo mi trovo spesso a confrontarmi con colleghi la cui arroganza è tale da non consentir loro di guardare più in là della radice del proprio naso…..nemmeno della punta….., medici che negano l’esistenza dell’MCS pur non conoscendo affatto le caratteristiche genetiche e conseguentemente metaboliche, della malattia, medici che, anziché pensare con la loro testa e, una volta tanto nella loro vita, studiare nel senso più universale del termine, preferiscono riferire le decisioni di “Commissioni” che si auto nominano in ambienti dove la medicina è dominata dalla politica, che scelgono di “dichiarare che l’MCS non esiste…….IGNORANTI che fanno della loro ignoranza un vanto, che ritengo corresponsabili della grave sofferenza e del disagio che la maggior parte dei malati di MCS si trova a dover affrontare ogni giorno, corresponsabili della scelta di alcuni di togliersi la vita….certo, proprio così, chi legge probabilmente non sa che nelle scorse settimane ben 2 pazienti, disperati, si sono suicidati.
Bene, sappiate tutti allora che L’MCS esiste ed è legata ad una difficoltà ad eliminare numerosissime sostanze chimiche, una difficoltà sostenuta da mutazioni genetiche presenti in parte dalla nascita ma che non si sarebbero mai espresse in forma di malattia se i malcapitati affetti fossero vissuti in un contesto ambientale idoneo (tanto per capirci chi vivesse in un’isola del pacifico cibandosi di frutta e verdura senza pesticidi, pesci e carni senza conservanti, ormoni, antibiotici e quant’altro, pur avendo la predisposizione genetica non si ammalerebbe mai). In più si dà anche il caso che in determinate circostanze l’inquinamento sia tale da provocare al soggetto un’alterazione genetica EX NOVO,  cioè che non esisteva dalla nascita,  che lo fa ammalare.
Le  indagini che il sottoscritto, con la preziosissima collaborazione dell’associazione dei malati di  MCS,  “AMICA”,  ponte tra il mio  Dipartimento di Fisiopatologia Medica del Policlinico Umberto I di Roma e l’IDI di Roma, istituto questo che possiede laboratori adeguatissimi e soprattutto  “know how” adeguato, eseguite dietro mia specifica  prescrizione su moltissimi pazienti affetti da MCS, hanno finora prodotto risultati eccezionali che confermano quanto ho appena dichiarato.
Abbiamo una casistica di circa 200 casi, 70 già screenati, che presentano dei risultati incontrovertibili; il 100% dei pazienti possiede infatti un’alterazione funzionalmente molto significativa di un gene che produce un’enzima fondamentale per eliminare i radicali liberi, il 90% circa possiede una spiccata riduzione funzionale di un altro enzima chiave nell’eliminazione dei radicali liberi ed è superfluo dire che, ovviamente, i controlli fatti su persone non affette dall’MCS, hanno mostrato le alterazioni esaminate solo in circa il 20% dei casi, e la maggior parte delle volte non associate tra di loro come invece accade nell’MCS. Ma l’elemento più significativo e paradossale, forse, è che la maggior parte dei malati di MCS ha un’alterazione funzionale di una classe di enzimi che servono a metabolizzare le benzodiazepine e i neurolettici cioè proprio quella classe di farmaci che i medici ignoranti prescriverebbero ai pazienti, ritenendoli “picchiatelli”; non solo quei farmaci sarebbero inefficaci come sedativi o deliriolitici, ma soprattutto sarebbero estremamente pericolosi su un organismo non in grado di utilizzarli correttamente ed eliminarli adeguatamente.
Il 20 marzo avrò un ulteriore incontro con la Regione Lazio con la quale stiamo cercando di puntualizzare la diagnostica e la terapia da offrire ai malati di MCS, i suggerimenti dovrebbero consentire a chi di dovere di identificare il centro di riferimento regionale e poi, sulla scia, quello nazionale per la diagnosi e la cura dell’MCS. Spero che prevalgano i dati e le competenze acquisite rispetto alle ragioni politiche e clientelari, che sono il male cronico del nostro paese. 
E’ follia tutto ciò? No, è solo la realtà dei fatti in un paese in cui non c’è rispetto per la “diversità” e non c’è cultura per comprenderla; io lotto per tutto ciò e conduco questa lotta, consapevole dei rischi, e la conduco in qualità innanzitutto di  uomo: un uomo che è  anche  medico, e presidente della Società italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia, che da sempre agisce seguendo una linea per la quale le verità scientifiche debbano essere divulgate anziché tenute nel cassetto. Ed ancora di più conduco questa lotta nella mia qualità di Presidente di una Associazione per la tutela dei consumatori, la SOS UTENTI, che in Italia conta oltre 30.000 iscritti e che ha voluto proprio quali utenti prioritari nel proprio statuto i malati di MCS, nella consapevolezza delle gravi carenze socio-economiche sanitario-assistenziali alle quali gli stessi sono soggetti.
Per questo e per evitare che ancora accada tutto ciò, che altre vite siano distrutte o perdute, mi metto a disposizione di qualsiasi network che voglia conoscere i dettagli.

Prof. Giuseppe Genovesi
(Presidente associazione SOS UTENTI e della Società italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia, ricercatore presso il Policlinico Umberto I di Roma)

  mcs_d.jpg

GLI ASPETTI LEGALI DELL'MCS 
A cura dell'avv. Alessandro Peca e della dr.ssa Eleonora Borroni

I recenti tragici accadimenti hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’annoso problema della MCS (Sensibilità Chimica Multipla). 
Spesso detta patologia, anche per la sua fumosità sintomatologica (oltre a non esservi segni oggettivamente riscontrabili, il malato di MCS è portato ad avvertire malessere derivante da condotte ordinariamente considerate “normali” e comunemente tollerate), relega le persone che ne sono affette ad un’emarginazione sociale tipica di soggetti affetti da patologie psichiche (molto spesso si parla, a torto, dei malati di MCS come di soggetti con evidenti deviazioni mentali).
Volendo ora analizzare le possibili responsabilità di sanitari, datori di lavoro ed eventualmente familiari dobbiamo preliminarmente suddividere detta (possibile) imputabilità in due distinte categorie.

1.    Aspetti civili.

Di fronte ad un evento connotato da indubbia tragicità, quale è il suicidio, ci si deve interrogare sulle ragioni del gesto, analizzando il pregresso ed eventualmente riscontrando qualsivoglia profilo di responsabilità in capo ad uno o più soggetti ed eventualmente verificare la risarcibilità dei danni subiti dalla vittima e dai sui congiunti.

1.1.    La responsabilità della struttura sanitaria.
La statistica ci porta l’amaro dato della incompetenza strutturale e culturale del nostro sistema sanitario nazionale innanzi a patologie classificabili come MCS. Spesso, infatti, le nostre strutture (se non in pochissimi casi) non sono in grado di fornire neppure un primo soccorso e portano addirittura il paziente chimicamente sensibile ad un aggravamento a causa della non “sterilità chimica” dei reparti e delle terapie eventualmente prescritte. 
Emerge, dunque, un’arretratezza culturale della maggior parte del nostro personale sanitario. 
Venendo ora all’analisi concreta della responsabilità per suicidio del paziente affetto da MCS dobbiamo innanzitutto porre l’attenzione sul nesso di causalità esistente tra la mancata cura della patologia ed il conseguente tragico evento. Si deve in sostanza (ed è questo l’aspetto che giuridicamente presenta maggiori problematiche) dimostrare che il suicida sia stato portato/costretto al tragico gesto a causa della inefficienza della struttura sanitaria e dell’ignoranza del suo personale. Acclarato detto fondamentale presupposto emerge una indubbia responsabilità civile della struttura sanitaria competente per il c.d. principio del “contatto sociale”. Si riconosce in capo all’ente interessato  una condotta lesiva dei diritti del suicida (anche se posta in essere dai propri sanitari) e pertanto una condanna al risarcimento di tutti i danni subiti dalla vittima e dai suoi congiunti i quali avranno diritto al risarcimento iure proprio e iure hereditatis.
È bene tuttavia precisare come detta responsabilità è stata riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimità e di merito in analoghi casi di suicidio di persone affette da psicopatologie accertate. Proprio ciò che non si vuole venga ricondotto ai malati di MCS. Inutile pertanto sottolineare la difficoltà di una simile battaglia.

1.2.    La responsabilità del datore di lavoro.
Per ciò che concerne l’ambiente di lavoro possiamo anche qui ricondurre una qualsivoglia responsabilità in capo al datore di lavoro che, preventivamente informato della grave patologia di cui è affetto un proprio dipendente, reiteri condotte tali da rendere invivibile la vita professionale di quest’ultimo (e pertanto anche la propria vita personale) e lo costringa al suicidio.
Naturalmente anche in questo caso si rileva l’oggettiva difficoltà di provare il nesso eziologico esistente dalla condotta (in questo caso attiva) del datore di lavoro ed il conseguente suicidio. Causalità che, se dimostrata o dimostrabile, farebbe sorgere in capo ai prossimi congiunti della vittima un diritto al risarcimento del danno anche in tal caso iure proprio e iure hereditatis.
È comunque doveroso specificare come il presupposto fondamentale di detta battaglie è l’invio di un’informativa della patologia (anche dettagliata) al datore di lavoro nonché la prova della  ricezione da parte di quest’ultimo (si consiglia di inviare anche a mezzo del proprio legale di fiducia una raccomandata a.r. con la quale si descrivano le caratteristiche della patologia, si chiede, laddove possibile, il trasferimento in ambiente “chimicamente sterile” ovvero la non reiterazione di condotte dannose per il malato di MCS).

2.    Aspetti penali.
Per quanto attiene ai profili penalistici di tale vicenda, occorre necessariamente distinguere le ipotesi a seconda di chi sia il soggetto a cui si vuole ascrivere la responsabilità penale dell’evento morte.

2.1.    Responsabilità dei congiunti.
Qualora la causa scatenante del suicidio sia da ricercare all’interno del nucleo familiare, potrebbe in questo caso ricorrere l’ipotesi disciplinata e prevista dall’art. 572 c.p.  (“Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.”).
In questo caso, occorre considerare che rientra in questa disciplina qualsivoglia tipo di rapporto di comunità familiare, anche quelli non formalizzati da un vincolo matrimoniale. In secondo luogo, per “maltrattamenti” si considera tutta una seria di atti lesivi dell’integrità fisica e morale, tali da rendere abitualmente dolorose e mortificanti le relazioni tra i soggetti attivi e la vittima (rientrano in questa categoria, per espresso riconoscimento da parte della giurisprudenza della Corte di Cassazione anche comportamenti di sopraffazione sistematica, un atteggiamento di normale prevaricazione, atti di disprezzo e di umiliazione ). Tale fattispecie delittuosa può anche concretarsi a mezzo di un comportamento omissivo; pertanto, coloro cui sono attribuiti oneri di protezione (genitori, tutori…) possono rispondere del delitto di cui all’art. 572 c.p. anche quando tollerano che si verifichi l’evento lesivo e non agiscono al fine di impedirlo. Nel caso specifico, la circostanza prevista al secondo comma (la morte), opera anche nell’ipotesi in cui il decesso sia non solo conseguenza di un trauma fisico inferto da un terzo alla vittima, ma anche quando le lesioni stesse costituiscano l’esito di atti lesivi della propria integrità personale compiuti dallo stesso soggetto passivo. Sul punto si è espressa la Cassazione nel 1971 e tale pronuncia è stata successivamente confermata nel 1990. L’elemento soggettivo in questo caso da ricercare è il dolo: una volontà cosciente di maltrattare, sminuire o umiliare la vittima; in questo caso, esso potrebbe ravvisarsi sotto la forma di dolo eventuale, che si verifica quando l’agente pone in essere una condotta pur sapendo che ci sono concrete possibilità che si verifichi l’evento lesivo, ma nonostante questo agisce (o omette di agire) comunque.
Più delicato è indubbiamente il riconoscimento della responsabilità in capo ai familiari, ai sensi dell’art. 572 c.p.. Si dovrebbe riscontrare un comportamento tale da maltrattare, svilire, umiliare, la vittima con la volontà consapevole di causare uno stato di prostrazione tale da portarla al suicidio.

2.2.    Responsabilità del personale sanitario.
Un altro profilo penalistico che in questo senso potrebbe rilevare, attiene invece alla responsabilità dei sanitari. E’ necessario premettere che per quanto riguarda le imputazioni di fatti – reato ascrivibili a titolo di colpa, in generale esse sono configurabili ogni qual volta sia presente a carico di qualcuno un dovere di diligenza, vigilanza e rispetto di norme cautelari, in virtù della professione. 
La questione relativa all’imputabilità di un suicidio di un paziente è stata più volte recentemente affrontata con particolare riguardo ai pazienti psichiatrici. In questo caso, è indubbiamente più agevole ravvisare una colpa a carico del personale sanitario che non ha ottemperato ai propri obblighi di controllo o che non ha diligentemente valutato la gravità di uno stato psicologico tale da rendere prevedibile un simile gesto. 
Per quanto concerne lo specifico caso di suicidio di un malato di mcs, è necessario ricostruire la dinamica dell’accaduto, affrontando prima la questione relativa al nesso di causalità. Occorre collegare causalmente l’evento morte alla malattia. Se tra le conseguenze della malattia fosse possibile ricondurre anche uno stato depressivo, accentuato da una noncuranza del personale sanitario, del contesto sociale in cui vive la vittima o da una insostenibilità della condizioni di vita, si potrebbe in questo caso riscontrare l’esistenza di un nesso eziologico tra l’evento e le cause che l’hanno verificato. In un secondo momento occorre ravvisare l’esistenza dell’elemento psicologico (colpa) in capo al personale sanitario o ad un componente del nucleo familiare (dolo). Nel primo caso, con i dovuti sostegni tecnici, laddove sia riscontrabile un collegamento tra il disagio che ha portato al suicidio e la patologia riscontrata, potrebbe ravvisarsi una responsabilità colposa in capo al personale sanitario, il quale non ha agito in maniera sufficientemente diligente nei confronti del paziente.

Da ultimo, va segnalato l’art. 580 (“istigazione al suicidio”). In questo caso, la norma si applicherebbe a chiunque determini l’altrui suicidio, o ne agevoli l’esecuzione, non solo ai familiari o al personale sanitario. La difficoltà di applicazione di questa norma incriminatrice è nel riconoscimento dell’elemento soggettivo. Per applicare l’art. 580, è necessario riscontrare l’esistenza in capo all’agente di un dolo specifico, inteso come volontà cosciente che il soggetto passivo si uccida.
Un ultima precisazione. I casi andranno valutati singolarmente e non può in tal sede tacersi la difficoltà di far emergere dette responsabilità anche alla luce della ormai tristemente nota avversità del nostro sistema giuridico/legislativo ad affrontare e regolamentare problematiche nuove.

Foto (top): Francisco Goya, La maya desnuda, 1789-1805 Madrid, Museo del Prado.

 

(*) Nota a margine sulla malattia che ha mandato in Tilt il Sistema socio-sanitario italiano.

L'allarmante lettera aperta del prof. Giuseppe Genovesi, nome di spicco della medicina e della ricerca, in Italia, sul fare indicibile e irrapresentabile del nostro sistema socio-sanitario, attorno alla più inquietante delle patologie contemporanee, la “Sensibilità Chimica Multipla”, oltre a rivelarci la gravità del fenomeno, è una conferma del totale disagio vissuto dai nostri ricercatori. Nella lettera sono ben rappresentati i motivi concreti (la delusione, lo scoraggiamento, il clima pesante, la stanchezza, ecc.) per cui, frequentemente, molti nostri geni lasciano il suolo patrio, incapaci di vivere e/o di condividere le condizioni inadeguate e frustranti del Sistema. Nella configurazione lucida e dolorosa che il prof. Genovesi fa della “Sensibilità Chimica Multipla”, emerge l’acutezza e l’audace libertà con cui il medico-ricercatore impone la propria visione e lo spirito di mettere totalmente a nudo l’incedere ipocrita e meschino della struttura sanitaria italiana, pagata da noi cittadini, senza averne sovente i giusti benefici. Questo quadro ne è il degno ritratto. (a.a.m.)

 

Riferimenti & Contatti: 

Prof. Giuseppe Genovesi - E-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Avv. Alessandro Peca E-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Tel. 340 719.4545

Contatti Stampa:

Portavoce nazionale: Dr. Gennaro Baccile - E-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - Tel. 347 6793660 

Uff. Stampa: dr. A. A. Martino - n.verde: 800 090 327

 

 
< Prec.   Pros. >
sos_chan_banner.jpg bann_mini_blogs.jpg
sos_magazine_bannerhp.jpg idee_giovani_banner.jpg

SOS Soldi

Questioni di denaroimage

Tra le infinite questioni che attengono alle problematiche economiche degli utenti...

SOS Creativita'

Arte e Creativita'image

I diritti riferiti alla Creativita' riguardano gli utenti persone fisiche, nell'esercizio...
solidarieta_terremoto.jpg
 hp_teleambiente.gif
   sosyoutube.gif

Come e perche' associarsi ad SOS Utenti

imageCon una piccola quota biennale potrai entrare a far parte di SOS Utenti, usufruendo cosí di numerosi benefici, come il numero verde 800090327, dove esporre i dubbi prima che diventino problemi. Iscriversi è facile: basta compilare l’apposito modulo e spedirlo all’Associazione.
elenco sedi locali
sentenze-banner.jpg

Downloads

image Scarica il modulo di iscrizione, le sentenze, le proposte di legge, le realizzazioni grafiche e gli altri documenti messi a disposizione dalla nostra Associazione.

Sondaggio

Pensi che l'usura bancaria esista veramente?
 
Sei favorevole alla pubblicazione online delle dichiarazioni dei redditi?
 

Petizione on-line

Firma la petizione ’Colpiti dalla Chimica’ per far sentire la tua voce contro l’indiscriminato inquinamento da prodotti chimici!

Siti Federati

Anatocismo, Swap ed Usura
Studio TreA
 
Multe ed Autovelox
Tridipudi

White Bank List

 
DA STRANABANCA A SANABANCA
 
ad ad ad

Avviso agli utenti

Invitiamo gli utenti a segnalarci eventuali disservizi causati dagli Istituti di Credito.

White Corporate List

ad

News SOS Soldi

L'anatocismo

article thumbnailPer anatocismo, s'intende la prassi bancaria in forza della quale gli interessi maturati sul saldo debitore, generalmente a cadenza trimestrale,vengono "capitalizzati", ossia riportati a...
+ Leggi tutto

Altri articoli

News Salute e Ambiente

MCS DESNUDA

article thumbnail Roma 08/03/2009 - L'MCS DESNUDA(*). Aspetti medico-legali dell'MCS, dopo i recenti suicidi di due malati. Di seguito: a) Lettera aperta del Prof.Giuseppe Genovesi, psico...
+ Leggi tutto

Altri articoli

News Arte e Creativita'

A Parigi impazza la Nanoarte

article thumbnail Symposium - De 9h à 19h (Dalle ore 9.00 alle ore 19.00): Nouveaux matériaux pour l’art: e l’art du nanomètre au Nanoart Directors:...
+ Leggi tutto

Altri articoli

Associazione SOS UTENTI - C.P. 19157 Cinecittà Est, 00173 ROMA - tel. 800 090 327 - C.F./P.I. 97398710588 - Sitemap - E' vietata la riproduzione anche parziale.