In Scena - Paola Scoppettuolo

Intervista di Adriana Martino 

InScena incontra la coreografa Paola Scoppettuolo, per Congiungimenti , presente nell’ambito del progetto "Che danza vuoi?", presso il Teatro Greco di Roma, e in tour con diverse date in molti altri spazi della Capitale. 

Mentre la scena contemporanea italiana propone nella danza coreografi rigorosamente stranieri  (ed è sempre più vero che l’Italia protegge o promuove poco i suoi talenti artistici) sorprende e suscita interesse il lavoro di Paola Scoppettuolo (coreografa, direttore artistico della Compagnia Aleph  di Roma), da poco rientrata da New York, dove ha curato, nella centralissima scuola Ballet Arts di Manhattan, una sezione di tre workshop didattici, collaborando con l’Overground dance group (Compagnia di danza contemporanea diretta da Antonia Katrandjieva) e seguendo danzatori professionisti, tutti di diversa nazionalità, nella cura della contact-improvisation, fulcro della ricerca incentrata sul gesto, della Nostra.   
Adriana Martino incontra Paola Scoppettuolo, per entrare, con InScenanei particolari dell’entusiasmante ricerca oltre che nella produzione e nell’attività della coreografa, presente con spettacoli e tournée itineranti in Italia...

Adriana Martino - Da "Corporei Silenzi", dove proponi corpi di danzatori che giocano col vuoto, a "Congiungimenti", la recente opera con cui firmi la ricca produzione del 2008, dove i corpi entrano in fusione tra loro. Così, mentre la scena visiva contemporanea internazionale offre lacerti di corpi che si lasciano esplodere, come nel caso dei kamikaze, tra cui oramai incontriamo anche corpi femminili, il tuo lavoro porta in scena il contrario, un lirismo cioè, che si può in parte definire controcorrente? Questo, in tutto, mentre la realtà odierna contemporanea presenta una scena permeata dal tetro epocale, dall’autodistruzione…

Paola Scoppettuolo - Credo che occorra ripartire dall’uomo, e in particolare dalla sua  “Umanità” corporea e spirituale, che è scelta di rinnovamento o di riformulazione unitaria, anche se apparentemente "controcorrente". Il congiungimento, da me ipotizzato, altro non è che il “Sentire l’Altro”, l’ascolto profondo ovvero delle sue sensazioni, un‘accoglienza ampia che si tramuta in gesto, un gesto danzato che valorizza e decuplica il suo impatto scenico, in virtù del fatto che coinvolge energie profonde alla ricerca di verità.

A.M. - Le tue coreografie sono quindi "spirali di energia", come propriamente ami definirle tu. Ovvero esse sono o vogliono essere anche un inno alla gioia di vivere?

P.S.: La vita, per me che ho dovuto imparare ad amplificare (in qualità di coreografa) la ricezione degli stimoli che provengono dai movimenti interni ed esterni del genere umano è un ‘innumerevole susseguirsi di “segni” che, se si è pronti ad analizzare e a cogliere, delineano un cammino, un senso, un percorso, che poi è la vera eredità di un uomo, cioè di un essere umano.

A.M. - Con la Compagnia Aleph porti in scena e/o rappresenti un'idea di unione o di unità che oggi è anche multietnica e multiculturale, in una fusione dei linguaggi che tiene in piedi la diversità... Insomma, ritieni forse che l'“Altro" possa essere raggiunto, anche solo per realizzare quell’idea di integrazione totale, sotto forma (come pure ami precisare) di "Anima"?
 
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Paola Scoppettuolo nella Compagnia Aleph
P.S. -
 Il futuro della danza (ed è quello che mi propongo di fare con la Compagnia Aleph da quasi dieci anni) è proprio in questa ricerca continua di innovazione, tramite un “collage” di stili, di corpi, di forme, di suoni, di arti. Come diceva il biologo Jacob, l’uomo è un bricoleur e l’evoluzione procede costruendo forme nuove con elementi antichi. Dunque l’alterità non è che uno spunto creativo, uno stimolo, cioè, oltre che un ‘occasione per un rinnovamento costante.

 
A.M. - La danza contemporanea esce, in definitiva, dal suo rigor mortis, quello cioè imposto dal classicismo, per irrompere nello spazio teatrale e recuperare le sue zone morte. Più frequentemente, ritroviamo la Danza (quella per intenderci con la D maiuscola) nelle piazze o negli stadi, in concerti come quelli di Madonna o di altre note rock-stars. Qual è il rapporto reale tra musica e danza, oggi, sempre che la musica sia così indispensabile alla danza?

P.S. - La musica per me è la base indispensabile su cui costruisco immagini e visioni, che danno poi luogo a quel costrutto artistico-intellettuale sul quale si basa l’idea coreografica. Per me Musica significa anche suoni del corpo, respiri, versi di poesie, semplici ritmi, ma anche silenzi in movimento…

A.M. - Quello che di più colpisce, nelle tue opere coreografiche o nei tuoi progetti di danza contemporanea, sono gli omaggi o le citazioni che rendi agli artisti del Novecento. In passato più spesso è capitato all’arte (ovvero alla pittura, alla scultura, ecc.), di rendere omaggio alla danza. La Storia dell'Arte presenta molti di questi esempi. La Body Art ha poi improvvisamente spezzato simile sublimazione. La Body Art e il Post-Human hanno definitivamente liberato i linguaggi consegnandoli a un destino di de-costruzione e/o di rinascita allo stesso tempo. Nelle tue coreografie rendi omaggio o magari guardi a Gustav Klimt, a Lucio Fontana (come in Corporei Silenzi, ad esempio), ecc., ma poi recuperi anche dell’altro o mi sbaglio?

P.S. - Più che agli omaggi io credo, come spiegavo prima, al fascino dei segni. Nel caso de La carne e il corpo sacro mi venne regalato un libro con le poesie di Sylvia Plath, e fu subito amore…
Le parole della grande poetessa nutrirono in me il desiderio di esprimermi tramite forme nello spazio sostenute paola_sola_2.jpgda un profonda intelligenza poetica. Riguardo Corporei silenzi sono stata stimolata (visitando musei, come il MoMA di New York) dal mio incontro o dal corpo a corpo con i Tagli di Lucio Fontana e con le sue Attese che mi hanno spinto ad approfondire gli oscuri meandri della paura. L’attuale produzione Congiungimenti nasce da una visita alla Galleria d’Arte Moderna di Roma dove, guardando Gli abbracci di Gustav Klimt, sono stata coinvolta dall’onirica sensibilità simbolista legata al tema  del “Contatto con l’Altro”, del congiungimento di un‘anima con il suo "significato".

A.M. - Quanto deve la danza all’idea di spazio o di forme pensate e allo stesso tempo rappresentate dagli artisti, nel tempo?

P.S. - Non sono una coreografa dell’astratto, per me spazi, forme ed idee sono l’ossatura, il perno su cui costruire il lavoro coreografico. Ritengo che il sostrato culturale sia alla base del risultato comunicativo di uno spettacolo di danza che vuole lasciare una traccia, 

un segno incisivo, e restare quindi nella memoria.

A.M. - La precedente mia domanda sullo spazio e sulle forme nasce dalla considerazione che i corpi nelle tue coreografie fuoriescono, oppure occupano una dimensione spaziale che è in tutto simile ad una camera oscura e che in sé evoca l'animazione di un quadro di Caravaggio. Questo mentre liberamente racconti azioni e passioni. I corpi dei danzatori sono illuminati in modo puntuale, nella loro espressione particolare o totale, di senso. La sensazione che ne deriva è straordinaria, produce una vertigine…

P.S. - Sono completamente d’accordo, le luci sottolineano gli stati interiori dei danzatori, o soprattutto dividono il palco in vari piani; zone d’ombra si alternano a zone di luce creando momenti in cui il corpo è solo evocato, e momenti in cui esso sembra apparire completamente delineato o definito da mondi lontani…

 

Roma, 10 Ottobre 2008 

 Link Utili 

 - Teatro Greco per il progetto "Che danza vuoi"

- Teatro Greco per  "Corporei Silenzi"

Web - Compagnia Aleph

 

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